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A 7 anni un bambino su 3 ha il cellulare

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A 7 anni un bambino su 3 ha il cellulare

Messaggio Da Maurizio il Dom Ott 11, 2009 1:12 pm

Premetto che io, nonostante abbia ormai 14 anni, non ce l'ho né ho fretta di averlo... il computer mi basta e avanza per ora... poi ognuno fa ciò che vuole neh

Fonte: La Stampa
Alcuni si vedono consegnare il cellulare, pensato per loro, infantile, rosa o azzurro, persino con i brillantini, già in seconda elementare, altri in terza o in quarta, e i più piccoli confessano che avrebbero voluto qualcos'altro (un pallone, una Barbie). Invece, i genitori hanno deciso che il miglior regalo di compleanno è un telefonino. Marco, otto anni, un faccino buffo sotto i capelli ricci, ne ha uno rosso Ferrari: «Me l’ha regalato la mamma. L'ho preso per farla contenta: io avrei preferito il dinosauro robot». E l'ha scritto sul quaderno di classe, in una scuola elementare di Milano (dodici possessori di telefonino su venti e solo due l'hanno chiesto).

A indagare sul complicato e sorprendente rapporto tra i bambini e il cellulare arriva una ricerca dell'università La Sapienza di Roma (commissionata dell'Osservatorio sull'immagine dei minori, creato nel 2005 da Imelde e Stefano Cavalleri, quelli del marchio I Pinco Pallino): da un lato genitori preoccupati, dall'altro ragazzini che «sentono» di dover essere sempre rintracciabili. Silvia: «Abbiamo fatto una gita al camposcuola, per essere più tranquilla la mamma mi ha comprato il cellulare». Martina: «Se i miei non sanno dove sono è un problema». I dati sulla diffusione del cellulare sono impressionanti: in terza media l'ha il 90% degli studenti, il 28% già da cinque anni. Anche se i più piccoli non sanno bene che farsene e lo considerano un oggetto «da grandi». Tornerà utile nell’adolescenza, quando potranno «mandare messaggi alle fidanzate». Per ora, dice Christian, «non mi serve, tanto gli amici li vedo in classe».

Gli 812 bambini intervistati in due scuole romane frequentano le elementari e le medie. I ricercatori (coordinati da Anna Maria Ajello, ordinario di Psicologia dell'educazione, e da Pier Cesare Rivoltella, professore di Tecnologia dell'educazione) hanno scoperto che il 60% collega il cellulare a un bisogno di sicurezza (chiamare i genitori in caso d’emergenza, essere rintracciati, chiedere aiuto) e solo il 16% sfrutta Bluetooth per copiare durante le verifiche. La metà tiene il telefonino acceso anche di notte.

Ansiolitico
Il sentimento di pericolo toglie al portatile l'aspetto colorato e giocoso per trasformarlo - segnalano gli studiosi - nel nuovo guinzaglio elettronico, nel nuovo cordone ombelicale. Un teleparentage, un telemothering, che «stimola sentimenti di dipendenza e non di emancipazione», più che un oggetto del desiderio o un gadget di cui vantarsi. Un ansiolitico, utile soprattutto ai genitori che, infatti, provvedono alla ricarica nell'80% dei casi: i bambini potrebbero dimenticarla.

Un ansiolitico legato, oltre che ai compleanni, alle prime uscite da casa, alle prime gite quando, per alcuni, diventa solo un gioco.

Racconta un ragazzino di seconda media: «Allora io c'ho la musica del parmigiano quella che fa "pa pa pa parmigiano re re re" e una volta quando stavamo dentro il pulmino l'ho messa e siamo stati tutti a cantare "pa-pa-pa-parmigianooooo!».

Arrivati alle superiori cambierà tutto. Madri e padri resteranno ansiosi donatori di telefonini, e gli adolescenti scopriranno di non poter più vivere privi di cellulare. Ma nell’età dell'innocenza, verso i sette anni, c'è ancora la bambina che regala il suo Nokia alla bambola «perché lei va a tante feste, mentre io no».

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